DIRITTI LGBT+ NEL MONDO

Cosa sta cambiando per coppie lesbiche, persone trans e famiglie omogenitoriali

Per anni abbiamo raccontato i diritti LGBTQIA+ come una linea che andava lentamente nella stessa direzione.

Più riconoscimento.
Più tutele.
Più libertà.

Nel 2026 è più difficile dirlo. In alcune parti del mondo continuano ad arrivare nuove protezioni. In altre stanno tornando leggi più restrittive, campagne politiche contro le persone trans, limitazioni al riconoscimento delle famiglie omogenitoriali e norme che criminalizzano le relazioni tra persone dello stesso sesso.

Per chi viaggia, quindi, sapere se un Paese è semplicemente gay friendly non basta più.

Essere lesbiche è ancora illegale in molti Paesi

Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, più di 60 Paesi continuano a criminalizzare le relazioni consensuali tra persone dello stesso sesso. In alcuni ordinamenti sono ancora previste pene estremamente severe, compresa la pena di morte.

E dopo molti anni in cui la tendenza globale era stata prevalentemente verso la depenalizzazione, nel 2025 e nel 2026 si sono registrati nuovi passi indietro: Burkina Faso e Niger hanno introdotto norme che criminalizzano i rapporti tra persone dello stesso sesso e il Senegal ha aumentato le pene previste. Le Nazioni Unite hanno definito questo cambio di direzione particolarmente preoccupante.

Per una coppia lesbica che viaggia questo non significa automaticamente che accadrà qualcosa. Significa però che la legge del Paese in cui si entra conta. E che la distanza tra essere turiste e poter vivere apertamente come coppia può essere molto grande.

Europa: più diritti, ma non gli stessi diritti

L’Europa rimane una delle aree del mondo con maggiori tutele per le persone LGBTQIA+, ma parlare di “Europa LGBT friendly” come se fosse un unico spazio è fuorviante.

All’interno dell’Unione Europea il matrimonio tra persone dello stesso sesso è riconosciuto in numerosi Stati, mentre altri prevedono forme diverse di unione civile o partnership registrata. Le legislazioni familiari restano però nazionali e quindi cambiano attraversando un confine.

La Commissione Europea riconosce esplicitamente il problema: una famiglia legalmente riconosciuta in un Paese può incontrare difficoltà quando si sposta in un altro. Secondo i dati citati dalla Commissione, il 14% dei genitori appartenenti a famiglie LGBTQIA+ ha incontrato problemi nel vedere riconosciuta legalmente la propria genitorialità in un altro Stato membro.

Per una famiglia omogenitoriale non è una questione teorica. Può riguardare documenti, responsabilità genitoriale, assistenza sanitaria o il riconoscimento del legame tra un bambino e una delle sue madri.

Per le persone trans il passaporto non racconta sempre tutta la storia

Per una donna trans, valutare una destinazione significa considerare elementi diversi da quelli che riguardano una coppia lesbica cisgender.

Le Nazioni Unite sottolineano che le persone trans e gender diverse possono essere particolarmente esposte a discriminazioni quando nome, genere o fotografia sui documenti non corrispondono alla loro identità o alla loro espressione di genere. Inoltre, le normative sul riconoscimento legale del genere sono molto diverse da Paese a Paese e in alcuni Stati l’espressione di genere stessa può essere oggetto di restrizioni o criminalizzazione.

Anche in Europa il problema non è risolto. L’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali rileva che persone trans e intersex continuano a registrare livelli particolarmente elevati di discriminazione, molestie e violenza.

Una buona legge non significa automaticamente sentirsi tranquille

C’è poi una distinzione importante. Diritti legali e accettazione sociale non sono la stessa cosa.

Un Paese può avere una legislazione relativamente avanzata e continuare ad avere livelli significativi di discriminazione. Nell’Unione Europea, per esempio, il 37% delle persone LGBTQIA+ intervistate ha dichiarato di avere subito discriminazioni e il 54% molestie. Allo stesso tempo, il 72% degli europei ritiene che il matrimonio tra persone dello stesso sesso dovrebbe essere consentito in tutta l’UE.

Le due cose possono convivere. Ed è probabilmente uno degli aspetti più difficili da tradurre in una classifica di “Paesi sicuri LGBT”.

Quindi, cosa controllare prima di partire?

Per una coppia lesbica, una donna trans o una famiglia omogenitoriale, prima di scegliere una destinazione vale la pena verificare almeno tre cose:

La legge. Le relazioni tra persone dello stesso sesso sono legali? Esistono norme specifiche che riguardano le persone trans?

Il riconoscimento della famiglia. Se viaggiate con figli, entrambe le madri vengono riconosciute come genitori?

Il contesto sociale. Essere legalmente tutelate non significa necessariamente sentirsi libere di mostrare affetto in pubblico.

Non serve trasformare ogni viaggio in un’indagine geopolitica. Ma neppure fare finta che il luogo in cui atterriamo sia soltanto uno sfondo.

Per una coppia eterosessuale il confine cambia la valuta, la lingua o il fuso orario. Per una coppia lesbica, una donna trans o una famiglia con due mamme può cambiare anche qualcosa di molto più personale: il modo in cui lo Stato riconosce chi siamo.

Ed è un’informazione che vale la pena conoscere prima di comprare il biglietto.

 

 

Fonti:
ONU/OHCHR, Commissione Europea, Agenzia UE per i Diritti Fondamentali e Consiglio d’Europa

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